MARCELLO BARTALINI. COLORE ASSOLUTO

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MARCELLO BARTALINI. COLORE ASSOLUTO

dal 12 gennaio al 14 febbraio 2016

 

Il quadro è un mondo a sé, che vuole essere indagato, percepito, raccontato, vissuto e posseduto con mente, anima e corpo. Parlare nel terzo millennio di opere visive nuove o rivoluzionarie sarebbe alquanto azzardato, ma pensare che un artista possa esprimere pensieri inediti attraverso strumenti più o meno tradizionali, rivisitati e adattati alle personali esigenze espressive, è la naturale evoluzione della mente dell’uomo che cerca nel passato formule per scrivere il futuro. 

Quella di Marcello Bartalini potrebbe essere definita una relativa e colorata “arte assoluta”, ovvero una modalità comunicativa visiva in cui la forza dello strumento espressivo si pone in evidenza in modo autoreferenziale e indipendente senza ricevere nessun tipo di influenza esterna. Ne risultano elementi visuali che, nonostante la loro purezza e la loro essenzialità oggettiva, essendo eternamente in progress, si pongono ad una fruizione soggettiva e personale perchè provvisoria. Per dirla con Goethe: “Tutte le epoche in regresso e in dissoluzione sono soggettive, mentre tutte le epoche progressive hanno una direzione oggettiva”. Se Goethe avesse ragione, Bartalini ci sta indicando una strada positiva, ci sta suggerendo un neo-umanesimo non tanto inteso come un ritorno all’ordine, ma come una ripresa di contatto con il mestiere, con la manualità creativa che è sempre stata una prerogativa delle espressioni artistiche italiane di tutti i tempi.

In un dipinto o in un mosaico di qualunque materiale, le forme piene corrispondono alla base di ogni rappresentazione di senso compiuto. Cosa succede, però, quando anche lo spazio si trasforma in una forma piena e quando la struttura astratta prende il posto della narrazione visiva? Come vivere o concedersi a un lavoro che non offre, almeno in apparenza, soluzioni interpretative oggettive? Come può essere “arte assoluta” ciò che risponde in modo soggettivo alle percezioni emotive e visive di ogni spettatore?

Bartalini non propone risposte a quesiti, ma in modo quasi impertinente lavora sul colore, sulla sua essenza, sul superamento della sua materialità, sui contrasti simultanei provocati dall’occhio che esercitano una funzione tanto estraniante quanto “riappacificante”; infatti è proprio la percezione visiva che proietta lo spettatore in un mondo soggettivo, che lancia le cromie in una dimensione dove risultano essere qualcosa di differente da quello che crediamo, sollecitando la psiche in modo inedito. 

Bartalini punta ad eccitare la fantasia di ogni spettatore, come in un sogno vigile, per sorprenderlo ed allontanarlo da pregiudizi e convenzioni: per lui l’arte visiva non corrisponde alla capacità di creare una costruzione basata sul gusto estetico, ma piuttosto sulla base del peso, del tempo, dello spazio e della velocità. Perché se artisti si nasce, veloci a tal punto da precedere il tempo si diventa. 

Maurizio Vanni