“Storie del Novecento in Toscana”: l’arte di Lorenzo Viani

Lorenzo Viani visse a Parigi tra il 1908 e il 1910, dove conobbe, appassionandosene, le opere di Van Gogh, Edvar Munch, Kees van Dongen che faranno evolvere la sua visione espressiva. L’esperienza francese determinò la scelta di un linguaggio visivo fortemente influenzato da echi espressionisti che utilizzerà per creare una serie di opere dedicate a temi di “umanità urbana”. Viareggio diventerà la sua Parigi, fonte altrettanto importante di ispirazione: dal mare alla città fino ai suoi abitanti. L’umanità urbana sofferente di Viani è la stessa di altre città e ben narrata attraverso una proposta segnica, lontana dal realismo, che valorizza gli strappi e le asimmetrie di un disagio ormai patologico. Il dolore non si redime ed evolve in forme fortemente espressive: l’ubriaco, il folle, il cantastorie, il mendicante, il cieco, lo zingaro, gli accattoni, gli emigranti, il cavatore, la vedova del mare, il vagabondo diventano emblemi che criptano e manifestano, nascondono e svelano le verità di un mondo che deve ancora ritrovarsi dopo la Guerra. I suoi personaggi sono tutti viandanti anche quando non possono muoversi, quando non è concesso loro di andare per mare. Nulla è pura invenzione, ma nulla è come sembra.

L’uomo di Viani è abituato a vivere borderline  e, di conseguenza, convive con l’eterno dualismo tra vita e morte, tra realtà e apparenza, tra identità e perdita di punti di riferimento, tra finito e infinito, tra luce e ombra, tra eterno e temporaneo: un’unione di opposti che apre al concetto di maschera. I personaggi, privi di sostanza vitale, entrano nei suoi palinsesti come se fossero in un proscenio del “teatro dell’assurdo” dove prendono consistenza attraverso la commedia dell’esistenza nelle sue molteplici trasformazioni.  In un contesto come questo, la figura più credibile e attendibile diventa il folle: quello della follia è un tema che ricorre in tutto l’Espressionismo. L’alienato è colui che pensa non convenzionale e che vede cose e persone da punti di vista altri, che percepisce più la profondità rispetto alla superficie delle cose. Ciò che comunica il folle sa tanto di profezia che avrà bisogno di tempo per compiersi e ancora più tempo per essere compresa.